Solitamente, i locali amano definirsi con termini chic, dacché si autorappresentano come trendy, alla moda, di tendenza.
Noi non abbiamo di queste pretese. Non siamo una birroteca, una birrosteria, uno wine bar, un discopub, una bottiglieria, un lounge club o altre scempiaggini. Siamo, semplicemente, Foramoda.

Preludio per una storia d’amore…
Al Foramoda nasce, come tutte le grandi realtà, da una storia d’amore, che, conclusa così diversamente da com’era principiata, dalla inattualità sentimentale si è riversa nei cerchi di schiuma del bicchiere. E se ha senso la citazione goethiana sulla geografia, che è vera solo se si conoscono i luoghi dove si spilli meglio la birra, contro la teoria astratta e soffocante della retorica del territorio, al Foramoda “pratica vera” e amori si intersecano:

“L’amore di un vero uomo fedele,
L’amore di un bambino senza paura.
Tutti sono esistiti dall’inizio dei tempi.
Ma il più grande amore – l’amore di tutti gli amori,
anche più grande che quello di una madre…
È l’ amore appassionato e imperituro
di un zoticone ubriaco di birra per un altro.”

…ovvero: sentimentalismo e inattualità.

Il tendone rosso, come l’insegna che accoglie i compari di Gambrinus, accoglierà anche voi. E all’interno, come abitati da un tempo che più vostro, scegliete dove molcere gli affanni. “Che importanza devo dare al tempo che passa? Sto bevendo Ale oggi” (E. A. Poe). Quale Ale? Forse quella da cercare all’interno del frigorifero? O quella nella pompa? Forse quella immobile fra le altre sue sorelle, come lei precariamente esibite? Non s’estingue alcun desiderio di loro, il loro samsara è perenne, la loro impermanenza è la cifra del tempo quivi trascorso. Tanto più che la ruota gira, ma la sostanza resta la stessa. E la sostanza della loro identità, nella misura in cui è tale, abbisogna di altro, diverso. Uno spuncetto. O due grissini con la mortadella. Un tramezzino riscaldato. Robe che non si vedevano da quando altre lingue hanno sostituito quella con cui “si parla come si mangia” e a Pellegrino Artusi si sono sostituiti anglismi e tecnicismi del tubo (catodico).

Foramoda vuol dire questo. Il primo sorso di birra, e nulla di più – un rimando ad un tempo al di là del tempo. E per rincorrere la sua memorabile crisi, sarà tutto perduto. Ma, al Foramoda, nient’altro che il luogo avrà avuto luogo (S. Mallarmé). Nient’altro che l’asincronia rispetto a quella prima sorsata di birra, quella tanto attesa: si beve poi per dimenticare la prima sorsata (P. Delerm). Tutto il resto è volgare, tutto il resto si fa desiderare. Il primo sorso, invece, quello che cade dalla botte mentre si appronta lo spuncetto, quello che risucchiato dal fusto scivola nel boccale – il primo sorso è foramoda. Perché lo si vorrebbe tutto, subito. Ma, come un abito firmato, è meraviglioso solo nella misura in cui rimane s-vestito. La moda non è mai in sé stessa. E’ sempre al di là.

Noi, invece, siamo proprio qua. Ed è più una constatazione che un augurio. (E.M. Nieddu)

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